martedì, 28 settembre 2004
Scritto dal lunatico Zagherro alle 00:10

Omero reloaded.

Achille senza tartaruga...

Omero, più grande fra i poeti dell'antichità si riallaccia alla tradizione mitologica greca per scrivere "L'iliade" e, pare successivamente, "L'odissea": due capolavori. Siccome anche nel mondo antico esistevano i furbi, nonostante il proliferare di questa specie negli ultimissimi decenni sembri incomparabile, qualcuno di questa categoria che si credeva di potere fare della fama di Omero la propria, decise di andare a integrare dove Omero, con dimostrazione di classe infinità, aveva deciso di interrompere il racconto dei precisi (se così si può dire in questo caso) fatti mitologici. Qualcuno scrisse delle varie partenze, qualcuno dei ritorni; e bisogna riconoscere che qualcuno aveva anche una notevolissima grazia nel far ciò, come ad esempio i tragediografi. Il caso che andiamo ad analizzare ques'oggi, però, è quello di quel furbone che ha deciso di scrivere come andava a finire, nei dettagli, la guerra di Troia e a noi particolarmente interessa la morte di Achille. Achille come tutti sanno si astiene dai combattimenti incoraggiato dalla madre Teti, ma non può resistere al desiderio di vendicare la morte dell'amico Patroclo (non ci addentriamo in dettagli sulla loro vita sessuale, per oggi), pur essendo consapevole del fatto che, per volere del fato, la sua morte seguirà quella di Ettore, su cui lui si deve vendicare. Ettore muore, si celebrano i suoi funerali e qui finisce "L'iliade". Da qui si arriva al fatto che in un non precisato assalto alle mura della città, Achille viene colpito al tallone (suo unico punto umano) da Paride, che praticamente alla prima volta che va a combattere sulle mura invece di sollazzarsi con Elena (della quale potrebbe essersi perfino stufato dopo diec'anni) azzecca il tiro da un milione di dracme andando a colpire proprio il tallone dell'eroe acheo. Beh, diranno i più loici fra i miei lettori, non si muore mica per una ferita al tallone, al massimo ci si azzoppa...ma è proprio qui che il geniaccio ci mette del suo: Achille muore. Non si sa perché, non viene detto nulla di più a riguardo e tutti i testimoni sembrano avvolti da un velo di omertà (scusate la battuta). Qui i filologi si scatenano (e chi si identifica fra questi dica "paperino"): c'è chi dice che Achille, caduto, non sia stato notato dai compagni e addirittura calpestato fino a morire soffocato dal puzzo del sandalo ellenico; altri sostengono che si sia rotto il tendine d'achille (va bene, basta battute) e che l'emorragia lo abbia consumato lentamente. Resta il problema di come gli achei non notassero che era vanuto a mancare il migliore dei loro dopo che gli avevano rotto per mesi per convincerlo a tornare a combattere perché senza di lui le prendevano di brutto; anche qui i filologi si scatenano. Alcuni dicono che non se ne sono accorti e basta, che se l'era tirata talmente tanto che tanto meglio se era crepato; altri dicono che gli achei, ritenendo la morte di Achille un disegno divino, ritenessero che non si potesse farci nulla; altri affermano che, consapevoli della sua invulnerabilità, i Greci avevano creduto che facesse scena per attirare l'attenzione e l'avevano snobbato mentre si consumava una goccia di sangue dopo l'altra. per maggiori informazioni sull'argomento consigliamo l'edizione critica dei miti greci curata da Noazemi nonmivamaibeneuncazzo.


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Mi hanno visto in *loading* e non ho un alibi.

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