Io alle cose ci devo andare a sbattere contro. Oramai non è più una novità, ma i rhum e pera costano e dormire prima o poi si dovrà. Sono Foscolo e sono molto, molto depresso. Non è vero, ma facciamo finta di sì. Sono un cazzo di bohemienne e sto bene, finché ho sigarette e posso intravedere nel fumo, in quello effettivo e in quello dei mille comignoli di Parigi che mi viene alle orecchie soave come una carezza sul collo, le mille turbe esistenziali e le poche ore di sonno in cui consiste la mia vita degli ultimi tempi. “Mimì è una civetta che frascheggia con tutti. Un moscardino di viscontino le fa l’occhio di triglia. Ella sgonnella e scopre la caviglia con far promettente e lusinghier…” Siamo su questi toni, anche se alla fine, a giudicare dai colpi di tosse con cui ho soverchiato il caro Cicero (per quanto letto maluccio) stamane, mi sa che di tisi muore Rodolfo. Non sono affatto equo coi miei lettori e non lo sono mai stato, lo so: dopo tanto tempo dovrei dire del mirabolante finesettimana scorso, delle conoscenze meravigliose, della violenza fatta ai quadri di Carracci in un delirio di finta cultura (mia) e ottima dottrina (di Guido, la recente conoscenza di cui sopra) e invece sturm und drang, la produzione deriva dal dolore, vero o supposto (e questo termine calza a pennello) che sia. Una citazione per
p.s. Visto che nelle orecchie ora c'è l'ultima scena, aggiungo una lacrima sincera a quanto detto sopra.