Io pensavo sempre di essere un surrogato alla meno peggio, uno che vive nello spettacolo fra il primo e il secondo tempo e che a fine partita nessuno sa nemmeno chi sia. A tutt'oggi non saprei dire se mi sbagliassi, oppure no. Io non lo sapevo che l'attesa quella sera era destinata a finire, o quantomeno che stava diventare attesa di qualcos'altro; di cosa non lo saprei dire. Quindi non saprei nemmeno dire perché correvo. Correvo e i capelli mi si inzuppavano, le scarpe mi si inzuppavano, il cervello era già bello che zuppo da un po' e il mare formicolava nero di milioni di goccioline di pioggia dispettosa. Ero abbastanza seccato, perché pioveva. Magari era per questo che correvo: per correre via dalla pioggia, anche se suona di bugia. Bugia bianca era una barca a vela e il mio co-corridore di quella sera credo possegga tutt'ora una polo di quella barca. Francamente non ricordo se la indossasse quella sera, ma conoscendolo, benché fosse Ottobre inoltrato, può tranquillamente darsi di sì. E correvamo. Rischiavamo di essere investiti dalle macchine pazze del traffico, ma correvamo. Dove eravamo stati?! cazzo. Però mi ricordo il mare e mi ricordo la pioggia maledetta che avrei poi benedetto e mi ricordo di lui e mi ricordo di lei e mi ricordo dove stavamo andando. Non un gran posto, in verità. E pensare quante volte ancora ci saremmo ritornati nei giorni e nelle settimane e nei mesi -non mi spingo più in là perché non sarebbe realistico- a venire. Birreria del cazzo. Chissà poi perché sento ben più nitido il ricordo di un'altra sera allo stesso posto, invece che di questa. Forse le lacrime e le grappe e le telefonate e i calci alle biciclette e le sigarette a non finire e non sapere come comprarle rimangono più impressi dei giorni in cui succede qualcosa di bello. Qualcosa che si aspettava. Qualcosa in cui si sperava. Qualcosa in cui quasi si contava, ma poi ci si ricordava di essere io, mica un altro normale. E a forza di correre arrivammo; bagnati fradici, ma relativamente sani e in forma da cominciare (o continuare? fanculo ai vuoti di memoria) a bere. Gioventù alcoolica. Non eravamo come i "bevitori compulsivi di adesso, noi avevamo degli ottimi motivi dal nostro punto di vista tardoadolescenziale per ubriacarci ogni sabato sera. E che motivo era lei! Non mi ubriacai. Mi pare di avere bevuto un cocktail, una birra forse. Poi (che in questo caso significa "nel mentre") qualcuno mi ha tenuto il muso, io ho tenuto il muso a qualcuno, qualcun'altro ha messo pace, ha pagato il conto ed è sparito. Poi è spiovuto per un po' e ne ho gioito, senza sapre che poi avrei ringraziato che avesse ricominciato. Poi qualcuno mi ha tirato gli elastici del cappuccio della giacca e poi è comparsa una scritta gigante in questo blog.
Era un po' che non parlavo di questa cosa. Chiedo scusa.
Chissà perché parliamo sempre a rimpiangere il passato, o a temere il futuro, o per il futuro, o a lamentarci del presente. Non sono solo io. Non datemi a bere questa cazzata.