lunedì, 27 agosto 2007
Scritto dal lunatico Zagherro alle 20:42
E' morto da un po', eppure io me ne sono fatto influenzare parecchio. Diciamo abbastanza intensamente da portare nel cuore come macigni inamovibili tutte le sue riflessioni, o allusioni, messaggi impliciti o meno, che dir si voglia. Il figlio della piccola fiammiferaia, fratello di Ibsen e di Andersen e amico di tutti noi mi ha lasciato una frase di quelle da scrivere su un post-it e appiccicare sulle pareti non solo del bagno, ma di qualunque stanza, purché bene in vista. E allora mi trovo ancora a pensare che tutto scorre, che, sì, sono pieno di malinconie, che ho fatto degli sbagli anche clamorosi, ma non è mai troppo tardi per "imparare la gioia di una mano che si muove o di un cuore che pulsa". In fondo, non siamo alla prova generale, ma alla prima, sempre e continuamente alla prima; e al di là di tutto, che si prendano applausi durante la recita o solo qualche piccolo apprezzamento da quelli che ci stanno vicino durante gli intervalli, l'emozione che dà il solo poggiare il piede sulle assi del palco è la cosa che vale la pena più di tutte.